di Francesca Celeste Sprea

La leggenda delle coccinelle portafortuna

C’era una volta un ragazzino di nome Luke, dai rossi capelli sempre arruffati e con lentiggini scure che punteggiavano il suo nasetto a patatina. Era il ragazzino più esile di tutto il villaggio, così esile che nessuno mai lo avrebbe coinvolto in lavori da veri uomini, come andare caccia, o costruire i canali d’irrigazione negli orti.

In quel villaggio era tradizione che alla fine della fanciullezza ogni ragazzo dovesse compiere un rituale di passaggio, un’impresa eroica, che segnasse l’ingresso all’età adulta. C’era chi si arrampicava fin sopra la vetta della Montagna di Fuoco per prendere una piuma nel nido dell’aquila reale, chi invece si inoltrava nella foresta per cogliere le bacche di quelle piante che crescevano vicino alle fameliche piante carnivore. E poiché Luke era troppo esile e gracile, gli anziani del villaggio decisero che lui avrebbe atteso ancora qualche tempo prima di compiere la sua prova. Luke però non era d’accordo, voleva dimostrare a tutti che lui, anche se esile di corporatura, era oramai un vero uomo. Fu così che decise di intraprendere quell’impresa che mai nessuno aveva compiuto, tranne un suo bis-bis-bisnonno di cui si narravano varie leggende. Si diceva che fosse rosso di capelli come lui e che le sue lentiggini fossero tante come le sue virtù.

Una sera Luke lasciò un biglietto vicino al letto dei suoi genitori in cui spiegava che era partito alla ricerca della Fonte Cristallina, dove sgorgava un’acqua miracolosa. E nel buio della notte si incamminò. Era così minuto che quasi non si notava nel fitto della foresta, come fosse invisibile, per questo poté attraversarla senza essere attaccato da animali feroci. Camminava e camminava in direzione del Monte Cristallino, passò la notte e si fece mattina. Lungo il cammino sbocconcellava qualche pezzo di pane e della carne essiccata, lasciandone cadere qualche briciola e qualche sfilaccio per i piccoli animaletti della foresta. Sarà stato per i suoi capelli rossi e per le lentiggini che gli punteggiavano il naso, che un piccolo sciame di coccinelle appena nate decise di seguirlo, volandogli intorno allegramente. Luke era compiaciuto della loro compagnia, così raccolse qualche foglia profumata, le fece accomodare sopra e infilò il ciuffetto d’erbe nel risvolto del suo berretto; poi proseguì il cammino, non dimenticandosi di offrire loro acqua e sfilacci di carne secca.

Camminando per tutto il giorno arrivò finalmente al Monte Cristallino. Si inerpicò lungo il sentiero di rocce, attraversò fitti rovi, arrampicò su pareti scoscese aggrappandosi alle radici che emergevano dal terreno: se non fosse stato di corporatura lieve chissà se ce l’avrebbe fatta a salire. Il sole stava quasi tramontando quando Luke arrivò all’ingresso della caverna, dove sgorgava l’acqua miracolosa. Nessuno si era mai spinto fin lassù perché si diceva che a custodire la fonte ci fosse un terribile orso famelico dalle fauci enormi. E l’orso era proprio là davanti, che sonnecchiava, ma appena annusò l’odore del ragazzo balzò in piedi e rugliò potentemente.

“Dove pensi di andare piccolo uomo?” chiese bruscamente.

“Sono venuto a riempire quest’anfora con dell’acqua della fonte!” rispose Luke.

“Per accedere alla caverna devi rispondere a tre indovinelli. Se sbaglierai anche solo una risposta ti divorerò!”

Luke era spaventato ma era pronto ad accettare questa sfida.

“Ecco la prima domanda: quante sono le zampe di quell’animale a tre teste, che vive negli abissi del mare sconfinato, a nord della terra del popolo nascosto?”
Il ragazzo non aveva idea di che animale fosse. In quel momento una coccinella volò dal suo berretto e si posò sul suo piede. Sulle sue ali rosse aveva quattro puntini neri. “Quattro!” bisbigliò Luke.

“Esatto!” rispose l’orso.

“E quanti sono i pianeti che ruotano intorno alla prima stella del mattino?”

Luke si concentrò cercando una risposta ed ecco che un’altra delle coccinelle che lo accompagnava gli volò sulla mano: il ragazzo contò i puntini che aveva sul dorso ed esclamò: “otto!”.

“Risposta esatta! E sai dirmi quante sono tutte le zampe degli orsi sommate alle code di lupo, diviso per le antenne delle farfalle che vivono sul monte cristallino?”

Era praticamente impossibile rispondere ad una domanda del genere. Un’altra coccinella volò sulla sua sacca: aveva solo due puntini. “Due!” esclamò il ragazzo, chiudendo gli occhi e affidandosi alle coccinelle.

“Non so come tu abbia fatto piccolo uomo, solo un altro umano molti decenni fa è riuscito a indovinare! Devi essere un ragazzo fortunato!”
Puoi passare e riempire la tua anfora!”

Luke non se lo fece ripetere due volte. Entrò nella caverna e si avvicinò alla sorgente: l’acqua era limpidissima: l’ultimo raggio di sole fece capolino nella grotta e illuminò l’acqua che brillò di tutti i colori dell’arcobaleno.
Luke riempì l’anfora, ringraziò poi l’orso e fece ritorno a casa. Sano e salvo, con l’acqua della fonte cristallina.

Tutti gli abitanti del villaggio non credettero ai loro occhi. Un ragazzino così esile aveva superato una prova così grande! Da quel giorno venne considerato anche lui un vero uomo.

E le coccinelle? Avevano portato fortuna al nostro eroe! E da allora si dice che le coccinelle portino fortuna a chiunque le incontri!

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