Il vento

“Da dove viene il vento?” chiese Isabel, mentre si arricciolava col dito indice la ciocca di capelli riccioli che le pendeva davanti agli occhi.

“Dalle bandiere!” rispose Melissa.

“Dalle bandiere?”

“Si certo non vedi le bandiere sulla torre? Quando c’è vento, loro sventolano. Sono loro che fanno il vento.”

 Isabel ascoltava perplessa, eppure Melissa doveva aver certamente ragione: con il caschetto perfettamente allineato sulla fronte, era la sorella maggiore e sapeva tutto.

Rimasero ancora per un po’ alla finestra che si affacciava sulla via. Era deserta. E grigia. Già da molti giorni oramai. Tutto il paese era rintanato in casa, come le talpe che mettono a malapena il musetto fuori terra. Le talpe non ci vedono. Gli abitanti del paese invece avrebbero voluto essere senza naso. Sì, perché da un po’ di tempo si era diffuso per tutto il paese un odore talmente nauseante, amaro, pungente, puzzolente che nessuno si arrischiava più ad uscire. Era talmente aspro che se lo inalavi appena, ti veniva il raffreddore, il mal di gola, il mal di pancia e la… ‘cacca molla’.

Così chi usciva di casa solo per fare la spesa, doveva indossare una mascherina anti odore.

Ma nessuno usciva di casa, ben pochi. E quella strada che di solito formicolava di auto, moto e qualche bicicletta, era proprio deserta. E grigia. Beh… deserta non proprio. Perché Melissa, dalla finestra, con il cannocchiale del nonno riusciva a vedere le formiche, tutte in fila, che si arrampicavano sul terrazzo della vicina di casa. La vicina sbatteva sempre la tovaglia fuori dalla finestra lasciando cadere le briciole di pane e biscotti. E dopo le formiche, arrivavano anche i passeri a mangiare quelle briciole. E dopo i passeri arrivavano i gatti, che però non mangiavano briciole, ma neppure i passeri, perché i gatti moderni mica li sanno cacciare gli uccellini (per fortuna).

Oltre la muraglia della casa di fronte, spuntavano le fronde di un alto mandorlo, che mostrava i suoi pallidi fiori rosa. Melissa e Isabel non l’avevano mai visto quell’albero. L’avevano scoperto perché da là tutte le mattine si mettevano a cinguettare i passeri (quelli che poi mangiavano le briciole), così forte che si sentiva anche a finestre chiuse. La nonna diceva che lo facevano tutte le mattine, ma ora li si poteva sentire, perché non c’era il brusio delle auto. Con il cannocchiale vedevano a malapena gli uccellini, perché erano nascosti tra i rami fioriti. Sì, la primavera era sbocciata, e Isabel e Melissa la videro per la prima volta, da dietro la finestra.

“Ma i passeri non lo sentono l’odore puzzolente che c’è fuori?” Chiese Isabel.

“Ma no” rispose Melissa.” Hai mai visto un passero con il naso?”

Anche loro avrebbero voluto essere là, in cima ai rami dell’albero.

“Bisognerebbe fare come la mamma, che quando in camera nostra c’è il cattivo odore di piedi, apre le finestre e cambia l’aria!” disse Isabel.

“Ma mica possiamo aprire le finestre del cielo! Ci vorrebbe il vento…  forse le due bandiere della torre non bastano. Servono più bandiere.”

A Melissa era venuta un’idea ideona geniale.

“Facciamo le bandiere. Tante bandiere, come le bandierine delle feste di compleanno. E poi le mettiamo fuori.”

Si misero subito all’opera:  con l’aiuto di nonna ritagliarono tanti triangolini e tanti rettangolini da sacchetti di nylon e carta delle uova di Pasqua. Poi li cucirono bene ad un filo lungo. Indossarono la mascherina e andarono ad appendere il loro festone di bandierine alla ringhiera del giardino.

Forse erano troppo piccole, o forse troppo poche… fatto sta che di vento non ne facevano.

Però la strada era meno grigia. Le bandierine davano una nota di colore, e anche i passeri sembravano gradire, cantando ancor più forte le loro note. L’indomani fecero altre bandierine e un altro festone. E quando uscirono, con la mascherina, ad appenderlo, si accorsero che la casa di fronte aveva imitato la loro idea. Anche quella qualche metro più in là. E anche quella in fondo alla via. La strada ora era meno grigia. Anzi, molto colorata. E anche meno deserta, perché dalle case, un po’ alla volta uscirono tutti i bambini, che appendevano le loro bandierine. Con le mascherine addosso non si vedeva, ma tutti quei bambini sorridevano felici. E ridevano. Così ora, oltre ai passeri, si sentivano anche le voci allegre dei bambini. Chi lo sa, forse le bandierine vollero unirsi al coro e iniziarono a vibrare, crepitando contro ringhiere e finestre. Sventolavano. Sempre di più.

“Hai visto? Per fare il vento  servivano tante bandierine!” disse Melissa.

Il vento soffiò per giorni e giorni… e, come faceva la mamma quando in camera c’era quel nauseante odore di piedi, cambiò l’aria. L’odore puzzolente sparì dalla città. Si ricominciò ad uscire di casa senza mascherina e presto tutto tornò alla normalità. Quasi tutto. Perché ora le strade erano più colorate. E tutti, oltre il brusio delle auto, canticchiano felici insieme ai passeri.

 

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