Stracchina

Stracchina era una bambola. Il corpo di pezza a quadretti azzurri con mani e piedi tondi e gialli. Il viso invece era di plastica, di quel buon profumo di bambola. Gli occhi azzurri, come i quadretti del vestito, sempre sorridenti. E infine, una buffa capigliatura di lana infeltrita gialla, sempre spettinata e arruffata, impossibile da pettinare, come quando ci si sveglia la mattina dopo una notte agitata. Era la bambola preferita di Clara. Ce l’aveva da quando era nata e se la portava sempre appresso. A letto, a scuola, al parco, sullo scivolo, in giostra, sul triciclo, in campeggio, al mare, in montagna, al supermercato dentro il carrello. A tavola aveva un posto tutto per lei, anche quando mangiavano al ristorante. Il papà aveva montato sulla sua bicicletta due seggiolini: uno dietro per Clara e uno davanti per la bambola.
La bambola non si stancava mai, sempre felice seguiva dappertutto la sua padroncina. Dappertutto tranne che nella doccia. Clara non voleva che si rovinasse sotto l’acqua. Così, anno dopo anno, il vestito azzurro era diventato bluette, i piedi marroncini e i capelli avevano delle belle meches scure. Fu così che una mattina la mamma di Clara pensò bene di farle fare un giro in lavatrice. Lavaggio della lana ovviamente, quello più delicato, senza centrifuga. Clara era terrorizzata, non staccò un attimo gli occhi dall’oblò della lavatrice, seguendo tutti i giri e i tuffi che faceva la sua bambola. Quando finalmente il lavaggio finì e aprì lo sportello… la triste sorpresa: la bambola era sì tornata allo splendore di un tempo, ma una ciocca di capelli si era staccata e cascava penzoloni davanti agli occhi. Gli occhi però continuavano a sorridere così Clara non si preoccupò, una soluzione l’avrebbe trovata. Mise la bambola ad asciugare sul termosifone e nel frattempo cercò la colla. Sapeva che quella bianca, liquida, era un portento. Il papà la usava dappertutto. Ma cercando in cantina trovò il barattolo vuoto, con il fondo secco. La bambola sul termosifone non si perdeva d’animo, continuando a sorridere. Durante la cena si sedette sempre vicino a Clara e le venne offerta, come alla sua padroncina, una piccola porzione di stracchino. Clara mentre mangiava osservava quel formaggio così saporito: era morbido, più delle altre volte, intorno quasi liquido. Sembrava tanto la colla che le serviva per incollare i capelli della bambola. Che idea!!! Non l’avete ancora capito? Clara provò ad usare lo stracchino per incollare i capelli penzolanti della sua bambola. E funzionò!!! Sono passati molti anni e quella ciocca di capelli è ancora perfettamente al suo posto. E da allora la bambola venne chiamata Stracchina!

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