La lacrima salata

Questa che vi racconto è una storia vera. È accaduta tempo fa, forse ieri… o qualche anno fa… ma ascoltate bene bambini, perché forse parla anche di voi.

Una piccola lacrima salata come il mare, scese dagli occhi, attraversò lo strato di sabbia, poi lo strato di terriccio e pietre, poi lo strato di rocce, fino giù in fondo, nel cuore della Terra. E là cadde sulla mano di Mama.  Mama è una vecchia signora, una vecchia madre, che ha dato vita a tutte le cose. Tutte le cose che esistono su questo pianeta vengono da lei. Vive nel cuore della Terra, mescola il suo pentolone che bolle e ribolle, e da quelle bolle nascono le cose più belle e incredibili: la lava dei vulcani, gli arcobaleni, le ali delle farfalle, le nuvole del cielo, le spiagge dorate, i boschi verdi, le rose profumate…
Quella lacrima dicevo, cadde sulla sua mano. Mama la osservò e amareggiata pensò “Oh no, è accaduto di nuovo!”. In quella goccia salata aveva visto qualcosa di terribile: era l’ultima lacrima versata da una balena. Dentro, come fosse una sfera magica di cristallo, Mama ci vide tutta la vita di quella balena e soprattutto la triste fine che aveva fatto: si era arenata su una spiaggia, dove fece il suo ultimo sbuffo. E da quello sbuffo non uscì acqua di mare cristallina, ma una pioggia di bottiglie e sacchetti di plastica. “Povera Balena” pensò Mama, “Chissà quanto deve aver sofferto! Anche lei, pensava fossero pesci, invece era immondizia: plastica e plastica abbandonata nel mare.”
Mise la lacrima in un’ampolla e poi, dalla rabbia batté forte il suo piede sul pavimento di roccia: la Terra tremò e un violento maremoto spazzò via un’intera isola in mezzo all’oceano.
Sole, che dall’alto illuminava e nutriva tutte le creature di Mama, fece capolino dal vecchio vulcano, da dove lui e lei si parlavano. “Che succede amica mia? Qual è il motivo di tanta rabbia?”. Mama raccontò la storia della balena. Non era la prima volta che accadeva. “Possibile che gli abitanti di questa Terra non abbiano ancora capito che con tutta quella plastica finiranno col soffocare il pianeta? E così… faranno morire anche me!” disse Mama.
Sole chiese a Vento di indagare. Lui soffiava dappertutto, si intrufolava nelle case, tra le foglie degli alberi, negli spifferi delle porte e poteva conoscere ogni cosa. Vento cominciò il suo viaggio in tutto il pianeta. Quando tornò riferì a Mama e a Sole ciò che aveva visto: “Sulla Terra ci sono molte persone in gamba. Ingegneri che hanno inventato una macchina che trasforma le bottiglie di plastica vuote in maglioni e coperte di pile; altri ingegneri che dalle vecchie lattine ricavano alluminio per fare balconi e biciclette; altri ancora che hanno inventato una stufa che brucia i rifiuti e riscalda le case; chi usa la carta di ritagli, vecchi disegni, scatoloni vuoti per fare carta nuova, invece di tagliare gli alberi delle foreste; e ancora, hanno costruito macchine che trasformano le bottiglie di vetro vecchie in bottiglie di vetro nuove; e strani bidoni che trasformano gli avanzi di cibo in terra nutriente per gli orti”.
“Non capisco” disse Mama “perché allora le balene muoiono mangiando la plastica abbandonata nel mare?”. “Oh, fosse solo quello…” aggiunse Sole, “abbattono intere foreste per produrre carta, e sotterrano tonnellate di rifiuti”. “Ah, ecco che cos’è quell’odore che sento ogni tanto!” esclamò Mama.
“Il fatto è che questo serve a poco se le tutte le persone non danno una mano. Se buttano tutto insieme, carta, plastica, vetro e cibo, tutte quelle bellissime macchine inventate dagli ingegneri non servono a nulla!” continuò Sole.
“Vi dico io qual è il problema” spiegò Vento: “Gli uomini sono stanchi e pigri. Non hanno voglia di fare fatica. E soprattutto non amano abbastanza le cose belle della natura!”
Mama sentendo quelle parole si arrabbiò e sbuffò talmente forte che dal vulcano uscì una nube di fumo che vorticava furiosamente trasformandosi in un uragano: il gioco preferito di Vento, che subito spinse quell’uragano sulle spiagge poco lontane, facendo volare sdraio e ombrelloni.
“Vento, smettila di giocare! Questa è una faccenda seria!” lo rimproverò Sole. “Bisogna trovare una soluzione”.
“Beh… forse è ora di tornare ad usare la magia!” disse Mama. Vento capì subito cosa intendeva dire: senza farselo ripetere due volte volò su tutto il pianeta e si intrufolò in tutti i boschi, in tutti i giardini, tra le cascate dei fiumi e le rapide dei ruscelli per svegliare le fate della natura. Fin dai tempi dei tempi, da quando era nata la Terra, le fate avevano sempre insegnato agli uomini ad amare e rispettare ogni cosa. Da un po’ riposavano tranquille, ma a quanto pare era arrivato il momento di lavorare: insegnare agli umani le buone maniere. E si diedero un bel da fare: i fiori profumavano di più, le acque gorgogliavano come non mai, gli uccellini intonavano melodie meravigliose… con tanto di magia e polvere di stelle, le fatine si prodigavano a insegnare il rispetto e l’amore per la natura.
Ma tutti i loro sforzi parevano inutili. Gli umani nemmeno le vedevano le fatine. Eppure loro si piazzavano davanti, facevano segni, cantavano, seminavano polvere dorata ovunque… ma niente da fare, parevano invisibili!
“Lo so io” disse Vento “qual è il problema. Gli umani non credono più nella magia! Per questo non vedono le fate! E non sentono nemmeno il canto degli uccelli e il profumo dei fiori. Pensate, non si accorgono nemmeno quando faccio loro il solletico soffiando tra i capelli e si lamentano se voglio giocare con loro facendo volare le foglie secche.”

Mama era sempre più triste. Non sapeva più come fare. Sole allora pensò di interrogare le stelle. Fin dai tempi antichi nelle stelle si poteva leggere i segreti dell’universo, talvolta anche indovinare il futuro. Le stelle sapevano sempre indicare la via, prima che gli umani inventassero la bussola e si dimenticassero di loro.  Keller era la stella più vecchia e più saggia di tutta la galassia. Nella sua lunga vita aveva visto molte cose e conosceva le risposte di tutte le domande. “I bambini!” sentenziò Keller. “I bambini!”

“I bambini?” chiese Sole. “Sì certo! Loro sono grandi maestri. Non hanno perso la magia. Ci credono ancora. Sono limpidi come l’acqua dei ruscelli, furbi come il vento, colorati come l’arcobaleno, profumati come il calicanto in pieno inverno. Manderemo loro. Sapranno insegnare agli umani l’amore per le cose belle, il rispetto, e anche la magia. E se useranno la fantasia, sapranno costruire oggetti bellissimi con le cose vecchie!” spiegò Keller. Sole trovò questa idea geniale! Chiese a Mama la lacrima della balena. Mama aprì l’ampolla: il calore di Sole la fece evaporare e salire in cielo e i suoi raggi crearono un grande arcobaleno che avvolse tutta la Terra. Vento soffiò più forte che poté e le minuscole goccioline di lacrima di balena furono trasportate in tutto il pianeta. Si posarono su ogni bambino appena nato. Li chiamarono “bambini figli dell’arcobaleno”. O meglio… si chiamano “bambini figli dell’arcobaleno”… sì perché ce ne sono ovunque anche adesso, proprio in questo momento. Hanno un grande dono e una grande responsabilità: proteggere Mama e tutte le sue creature. Fatevi guardare un attimo? Mostratemi gli occhi? Uhmmm… Forse anche voi siete i figli dell’arcobaleno. Come fate a capire se lo siete?

Volete bene alla vostra mamma e vi piace raccogliere dei fiori per lei?
Vi piacciono gli uccellini che cinguettano nei giardini o gli scoiattoli che si arrampicano sugli alberi?
Vi divertite a giocare inseguendo i piccioni?
Giocate a calpestare le foglie secche in autunno?
Vi piace giocare con la sabbia e saltare le onde?
Vi capita di giocare con la terra e il fango in cortile?
Vi divertite a costruire barchette o aerei con i fogli di giornale?
Usate i tubi di cartone per costruire oggetti come binocoli, cannocchiali, microfoni, spade o bacchette magiche?
E ancora… vi emozionate se vedete l’arcobaleno?
E soprattutto, quando piangete, le vostre lacrime sanno di sale come l’acqua del mare?

Se avete risposto sì ad almeno tre di queste domande, allora siete Figli dell’arcobaleno! Mama, Sole e Vento contano su di voi! Siete qui per proteggere e aver cura di Mama e tutte le sue creature.

 

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