Il giardino di nonna Tina

Nonna Tina era una simpatica nonnina. Osservava il mondo dalla finestra della sua cucina, attraverso un paio di vecchi occhiali rotondi. Il pezzetto di mondo che vedeva era piccolo ma vario e movimentato. Il piccolo caffè dall’altra parte della strada, il giornalaio all’angolo, un negozio di elettrodomestici dal lato opposto. Lei guardava e lavorava a maglia. Era sempre stata la sua più grande passione. Quel piccolo angolo di mondo che vedeva dalla finestra era la sua fonte di ispirazione: un cappotto color caffè per la simpatica ragazza del bar che le portava la brioche calda tutte le mattine; una sciarpa rosa, come l’insegna sopra l’edicola, per la moglie del giornalaio che le portava ogni giorno il giornale; un maglione blu elettrico, per quel bravo ragazzo del negozio di elettrodomestici che veniva a dare un occhio alla sua vecchia tv quando non voleva funzionare.
In fondo alla strada, nascosto dietro la fermata del tram c’era un negozio di fiori. Quello era il suo preferito. Nonna Tina aveva sempre abitato in quel piccolo appartamento di città, con la finestra della cucina che dava sulla strada, ma aveva sempre sognato un giardino pieno di fiori e così, quel negozio era diventato un po’ il suo giardino. Ogni giorno un fiore diverso alla vetrina, ogni giorno un colore nuovo: rose rosse? Eccola sferruzzare uno scialle rosso per lei. Gerbere gialle? Subito confezionava uno scaldacuore per il suo fiore preferito: la sua nipotina Margherita.
Margherita adorava la sua nonna. Veniva a trovarla tutti i giorni, e mangiava con lei dopo la scuola. Si facevano compagnia fino a che la mamma tornava dal lavoro e passava a prenderla. “Nonna” le chiedeva spesso Margherita, “che ne dici se ti accompagno al negozio di fiori?” “Piccola mia, lo sai che le mie gambe non mi reggono in piedi. Preferisco stare qui”. “Allora nonna vado a prenderti un mazzo di fiori!” “Non serve tesoro mio, il mio bel giardino fiorito lo posso sognare; nel giardino dei miei sogni i fiori non appassiscono mai”.
Un fine settimana Margherita andò a fare una gita in montagna con gli scout. Con gli scout si imparano molte cose, e in quei giorni avevano imparato a tessere un tessuto con un piccolo telaio di legno costruito a mano. E mentre tesseva quei fili di lana avanzata che le aveva regalato la nonna, le venne un’idea. Una splendida idea. Raccolse nel bosco più rametti che poteva, di quelli biforcuti, come quelli per fare le fionde, e anche triforcuti, più difficili da trovare. Intrecciando e tessendo la lana su di loro li trasformò in tanti bellissimi fiori colorati.
Nei giorni seguenti, allo stesso modo realizzò tantissimi fiori e quando ne ebbe abbastanza preparò una grande sorpresa: un pomeriggio, quando la nonna si era addormentata sulla poltrona con gli occhiali in fondo al naso e i ferri da calza in mano, Margherita dispose i suoi fiori nei vasi e nei vecchi bicchieri della credenza, sistemandoli per tutta la cucina. Provate ad immaginare la meraviglia di nonna Tina appena si svegliò. La sua gioia era così grande che quasi sprizzava fuori dalla finestra. E fu così che nonna Tina finalmente ebbe il suo giardino fiorito, di fiori che non appassiscono mai.

 

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