di Francesca Celeste Sprea

Giacomino e il lupo

C’era una volta un…
Pesciolino? No.
Un topolino? No.
Un serpentello? No…
C’era una volta un bambino! Si chiamava… Giacomino.
Quel giorno era andato a trovare i nonni che vivevano in una grande casa sulla collina.
Giacomino giocava a palla nel giardino. Tira un calcio di qua, tira un calcio di là…il pallone volò fuori dal recinto. Giacomino lo inseguì, ma il pallone rotolò, rotolò e rotolò, fino in mezzo al bosco.
Lui lo inseguiva, ma il pallone rotolava e rotolava. Ogni tanto quando stava per prenderlo, lo colpiva e… via di nuovo, sempre più in là in mezzo al bosco. Corri di qua, corri di là, Giacomino non si accorse che si stava facendo buio. Il bosco divenne scuro, scuro. E Giacomino non riuscì più a ritrovare il sentiero per tornare a casa dei nonni.
Ma nel bosco c’è il lupo! E allora cosa fece?
Piangeva? No, era un bambino coraggioso!
Si arrampicò in cima ad un albero. Un albero alto alto. Più alto della scala dei nonni, anzi no più della casa. E là in cima alla punta dell’albero Giacomino si teneva stretto stretto e cercava di dormire.
Ma la notte era fredda. E dopo un po’ il vento cominciò a soffiare. Un vento freddo e pungete, che scuoteva i rami dell’albero. E soffiava e soffiava. E l’albero dondolava e dondolava. Giacomino si teneva stretto, ma non riusciva a dormire. Così piano pianino scese dall’albero. E nel buio cercò un luogo sicuro dove trascorrere la notte. Cammina cammina, lì vicino trovò una grotta. Si infilò dentro. Si fece un letto e una coperta di foglie secche e finalmente si addormentò.
Ma nel bosco… c’era il lupo! E quella notte il lupo si aggirava affamato in cerca di cibo. Era un lupo tutto nero. Con i denti aguzzi e appuntiti. E un grosso nasone peloso. Con quel nasone sentiva tutto, anche il profumo di bambino. Annusa di qua, annusa di là, il lupo nero seguì le tracce lasciate da Giacomino. Annusa di qua, annusa di là, arrivò davanti alla grotta, dove Giacomino stava dormendo. “Senti senti che buon profumino, vieni fuori bel bambino!… Senti senti che buon profumino, vieni fuori bel bambino!…”.
Giacomino si svegliò! E iniziò a tremare dalla paura! Si nascose sotto le foglie, ma il lupo continuava: “Senti senti che buon profumino, vieni fuori bel bambino!… Su non vieni fuori tu, ti mangerò subito, orsù!”.
Giacomino era spaventato! E pensava “Ora che cosa faccio?”
Sentiva i passi del lupo che si avvicinava e se ne stava tutto nascosto sotto le foglie.
Vedeva le zampe del lupo che era sempre più vicino… e Giacomino stava fermo e zitto sotto le foglie.
Vedeva i denti del lupo che aveva fame e Giacomino tremava sotto le foglie.
Vedeva il naso del lupo che annusava le foglie e… Giacomino ebbe un’idea: si tolse subito le calze e le scarpe! I suoi piedi, le sua scarpe e le sue calze erano così puzzolenti che avrebbero steso a terra un intero branco di lupi! Il lupo appena annusò, con il suo nasone, quell’odore terribile ululò “Bleahhhh… aiuto…. Ma che roba è questa!” E scappò a zampe levate! Giacomino era salvo. Rimase senza scarpe per tutta la notte e dormì tranquillo, circondato dal suo orribile puzzo di piedi. Quando la mattina dopo il sole lo svegliò, Giacomino ritrovò il sentiero di casa. No… le scarpe non le mise. Camminò scalzo per tutto il tragitto, tenendo in mano le calze e le scarpe puzzolenti, perché… non si sa mai… meglio tenere lontani tutti i lupi. Finalmente arrivò a casa dei nonni, che lo stavano aspettando un po’ preoccupati, e quando lo videro lo abbracciarono forte forte.

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